
La Storia

Arturo Osio: l’incontro con Cala Grande
Negli anni Trenta il Monte Argentario era ancora lontano dai circuiti del turismo balneare emergente. Mentre le mete più frequentate si fermavano a Santa Marinella, l’Argentario restava un luogo appartato, raggiungibile soprattutto in treno grazie alla linea Roma-Genova e alla ferrovia a scartamento ridotto tra Orbetello e Porto Santo Stefano, poi smantellata durante l’occupazione tedesca. Nel 1931 Arturo Osio, allora direttore generale della Banca Nazionale del Lavoro, fu invitato al varo di un’imbarcazione motorizzata a Porto Santo Stefano. Durante la navigazione verso l’isola del Giglio rimase colpito da una baia di straordinaria bellezza: Cala Grande.
Chiese di entrare nella cala per osservarla meglio e, in un gesto rimasto nella memoria familiare, si tuffò in mare raggiungendo a nuoto la riva. Scoprì che quella proprietà, appartenente all’ingegner Partini di Firenze, era in vendita. Tornato a Roma, concluse l’acquisto di quel primo appezzamento. Era l’inizio di un progetto destinato a crescere: negli anni Sessanta la proprietà avrebbe raggiunto circa cinquanta ettari, estendendosi lungo la costa dalla Punta della Cacciarella alla Punta del Semaforo. Dal 1937 Cala Grande divenne la meta estiva della famiglia Osio. Con l’ultimo grande acquisto prima della guerra, comprendente il grandecasale rosso poi chiamato “La Casa Rossa”, la proprietà raddoppiò. La vita si svolgeva in modo autosufficiente: agricoltura, pesca, rifornimenti via mare e via terra, comunicazioni affidate ai megafoni e al semaforo. Un mondo isolato, immerso nella natura, dove la famiglia trascorreva lunghi periodi lontano dal caos cittadino.


Guerra, ricostruzione e tutela del paesaggio
La Seconda Guerra Mondiale interruppe quella quiete. Porto Santo Stefano venne pesantemente bombardato e Cala Grande fu occupata da sfollati. Nel dopoguerra Arturo Osio riprese la propria attività bancaria fondando la Banca Romana e continuò ad acquistare terreni non per speculazione, ma per preservare il paesaggio. Fu determinante nella promozione del vincolo paesaggistico sull’intero Monte Argentario, contribuendo a limitarne l’edificazione e a conservarne l’integrità ambientale.
Nel frattempo Cala Grande venne collegata al paese tramite una strada panoramica.
L’isolamento originario si attenuò, ma il carattere del luogo rimase intatto: uliveti, vigneti, agrumeti e boschi continuarono a essere coltivati secondo pratiche tradizionali, spesso autosufficienti. L’organizzazione agricola si basava sulle risorse locali: la vigna sostenuta da canne raccolte sul posto, le olive raccolte manualmente, gli agrumi irrigati a scorrimento, la calce prodotta in loco, il pane cotto in forni alimentati con legna del bosco. Cala Grande non era solo una proprietà, ma un microcosmo autosufficiente.
Natura, cultura, memoria
La baia di Cala Grande è un luogo di straordinaria bellezza geologica. Racchiusa tra Punta della Cacciarella e Punta di Cala Grande, un tempo presidiate da torri costiere contro le incursioni piratesche, si apre come un golfo protetto da una scogliera che per secoli ha difeso la terra dall’erosione marina. Tra le sue peculiarità naturali: le peridotiti, rocce provenienti dalla crosta profonda terrestre; il grande masso cilindrico chiamato “Pignasco”, alto circa 50 metri; la cresta rocciosa detta “Spaccabellezze”, da cui si ammirano sia il golfo verso Talamone sia gran parte dell’Arcipelago Toscano.
Cala Grande fu anche centro di vita culturale. Arturo Osio, uomo di grande cultura, ospitò a Cala Grande artisti, scrittori, giornalisti, registi e personalità politiche. Tra gli ospiti figuravano pittori come Maccari e Morandi, registi come Roberto Rossellini, scrittori come Marguerite Yourcenar, giornalisti come Longanesi, e numerose figure del mondo culturale e istituzionale italiano ed europeo.
Le cene estive si svolgevano attorno al tavolo di pietra vicino alla sorgente, mentre d’inverno ci si riuniva nei pressi di Casa Bianca. Cala Grande divenne così non solo un luogo di natura intatta, ma anche spazio di dialogo, arte e pensiero. Alla morte di Arturo Osio la proprietà, ormai estesa a quasi 60 ettari, venne frazionata. Una parte significativa rimase alla famiglia Osio, che ancora oggi la gestisce come azienda agricola, mantenendo viva la tradizione di uliveti, vigneti e agrumeti.

Mémoires d’Hadrien
di Marguarite Yourcenar
Questo volume di Mémoires d’Hadrien, con dedica autografa di Marguerite Yourcenar ad Arturo Osio, testimonia il legame tra Cala Grande e una stagione di intensa vita culturale. Grazie alla sensibilità e alla visione di Osio, la baia divenne luogo di ospitalità e confronto, dove natura e cultura si intrecciavano profondamente, alimentando pensiero, arte e amicizie durature.


Cala Grande, Monte Argentario, Grosseto, Toscana, Italia
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